
Lo stencil conserva una forma, non conserva il momento.

Quest'opera costruisce una piccola, sporca macchina di prova in cui strutture ripetibili diventano corpi variabili e in cui l'assenza agisce.

Se le macchine possono fornire eccellenza artistica su richiesta, la qualità non ci dice più che cosa abbia prodotto un'opera né perché.

L'albero, nato algoritmicamente, acquista significato solo sotto lo sguardo attento di chi osserva: le sue radici binarie non si estendono nel terreno, ma nel paesaggio mentale in cui l'occhio innesta significato su pixel inerti.

Senza NFT, l'artista digitale non è che un'ombra, intento a creare opere effimere che svaniscono prima di prendere forma - come castelli di sabbia contro la marea incessante.

Un dipinto concepito per essere letto come partitura musicale grafica da due interpreti - i suoi elementi visivi e i suoi colori interpretati e tradotti in suono.

Un saggio sull'ambiguità della parola «arte» - dall'antico pantheon delle arti alla monoarte moderna e alla svolta concettuale.

Una serie di dipinti realizzati con frammenti di ombrelli rotti e limatura di ferro che arrugginisce nella pittura con il passare del tempo - è l'ossidazione stessa a completare l'opera.

Un progetto di ricerca che mette in discussione i ruoli del compositore e dell'interprete: partiture grafiche fluviali (Danubio, Nilo, Gange, Los Angeles) realizzate come composizioni registrate.

Un collage sonoro costruito sulla composizione di John Cage, con Marcel Duchamp che parla della svalutazione dell'arte come oggetto - un saggio sull'oscillazione dell'arte tra il regime estetico e quello concettuale.

Un'opera video sull'isolamento, l'immobilità e il movimento - la confusione spaziale e la perdita della presenza corporea quando la vita si svolge a zero miglia all'ora.